Giorgio La Pira, questo sconosciuto
Koinonia, 01-05-2022, Alberto Bruno Simoni
Una nota di cronaca: giorni fa ero in ospedale, avendo con me per le ore di attesa e di terapia il libro che Piero Antonio Carnemolla, da buon concittadino di Giorgio La Pira, ha scritto ancora su di lui, dopo avergli dedicato molto studio e molti studi. Con mia sorpresa un medico che aveva visto il titolo mi chiede chi fosse questo personaggio, al che ho chiesto se era fiorentino. NO, di Varese e questo ha ridotto la sorpresa: era comprensibile che non conoscesse neanche il nome di Giorgio La Pira. Ma non è detto che anche per chi ne conosce il nome e la fama Giorgio La Pira non sia poi uno sconosciuto, e che non meriti sapere ancora di lui. E questo libro del carissimo Piero Antonio è davvero di grande aiuto per incontrare un La Pira inedito, riscattandolo da schematismi riduttivi e da modelli celebrativi che privilegiano o la dimensione pubblica o la visibilità religiosa di un uomo difficile da incorniciare.
Il libro sembra autorizzare una visione diversa della figura di La Pira, e ne trovo conferma nella nota 75 a pagina 52, che si riferisce alla sua partecipazione all’Assemblea Costituente, ma che vale in linea generale: “Sul tema nessuno studioso ha dedicato uno scritto specifico. I rari riferimenti che si incontrano in opere dedicate al pensiero di La Pira (oltre a quelle di carattere generale) stanno ad indicare che non tutto è stato detto su di lui e rimane ancora tanto da scrivere e studiare. Il presente saggio intende colmare tale lacuna e, nei limiti della saggistica consultata, proporre una visione più organica e coerente del pensiero di uno dei maggiori protagonisti
della vita civile e religiosa del nostro secolo”.
Meriterebbe quindi fare in questa ottica una lettura più approfondita del libro, ma limiti di spazio e di tempo permettono solo delle ipotesi interpretative che andrebbero meglio documentate. Devo confessare che proprio l’utilizzo inflazionato e celebrativo di questo nome aveva ingenerato una certa diffidenza nel farne memoria in ogni occasione. La lettura di questo libro ha dissipato questo timore, e mi porterebbe a dire che anche chi conosce bene Giorgio La Pira nella sua storia e nel suo operato, o chi lo ammira nella sua esemplarità di cristiano o nella sua fedeltà alla chiesa, dovrebbe forse fare uno sforzo per conoscere più in profondità e verità questo “Laico cristiano” e comprendere meglio il mistero della sua vita. Se siamo soliti chiamarlo “sindaco santo”, succede che per alcuni è santo per la sua attività politica da cristiano, per altri è santo per la sua palese religiosità, così dividendo quello che egli era riuscito ad unire.
Per quanto sia una raccolta di saggi su momenti ed aspetti diversi, il libro trova la sua unità proprio nel far emergere il filo conduttore di una esistenza abitata e dominata dalla grazia: quando si parla del suo ambiente familiare da cui sembra quasi uscire per una missione non dichiarata ma compiuta, in seguito ad una esperienza di vera e propria “conversione” in senso paolino; quando si rievoca l’amicizia profonda con Salvatore Quasimodo, mai rinnegata ma nella sincera distinzione di vie diverse; quando soprattutto si ricorda come La Pira capta il messaggio della
lettera pastorale del card. Suhard di Parigi e se ne fa portavoce critico in Italia: qualcosa che segnerà il suo cammino e che forse non era stato studiato come in questo caso; quando si dà rilievo al suo pensiero mariologico prima ancora che alla sua devozione per Maria, vissuta in totale realismo teologico e storico; quando si ripercorre l’itinerario missionario della Regalità di Cristo con Ezio Franceschini; quando sorprendentemente si dà rilievo alla genuina laicità di Giorgio La Pira attraverso le tante lettere scritte ai Monasteri; quando si delinea la teologia della città, matrice ed orizzonte della sua azione politica.
Un ultimo aspetto considerato è presentato da queste parole di Giorgio La Pira in una lettera molto franca al card.Ottaviani: “Dire la verità è segno di autentica amicizia”. È un interessante capitolo che documenta l’ostilità spinta fino al disprezzo verso questo uomo libero, ma che lascia capire in quale modo egli difendesse non se stesso ma la sua missione, non il suo ruolo ma la sua vocazione. Piero Antonio apre il capitolo con queste parole, che possono valere in linea generale: ”Se si vuol parlare di La Pira è bene che si faccia con discrezione e discernimento”. Ed è bene lo si faccia in seguito, in una rilettura meno affrettata, per cogliere l’opera della Grazia e dello Spirito in questo testimone, che certamente ha precorso il Vaticano II nella sua sostanza anche se non nelle forme. Questo per dire quanto sarebbe importante tornare ad un La Pira meno volgarizzato, per ritrovare anche noi il Concilio nella sua sostanza!
Un laico cristiano: Giorgio La Pira