L’amore del pittore Rodolfo Marmaioli per la sua città
Toscana Oggi, 20-03-2022, Marco Giorgetti
L’amore del pittore Rodolfo Marmaioli per la sua città

Lessi su una rivista una frase del sindaco La Pira: “Dopo Firenze c’è il paradiso”[…] mi ha fatto star male una settimana…». Sono poche ma significative parole del pittore Rodolfo Marmaioli, detto «il Marma», tratte da una lettera da lui scritta da New York all’amico Caldini, il 16 luglio 1957. Il suo amore per Firenze, dipinto in mille quadri, era passionale e intenso come certi tramonti da piazzale Michelangelo. Rodolfo Marma nasce a Firenze, nel quartiere di Santa Croce nel 1923 e muore sempre a Firenze nel 1998. Ha percorso tutto l’arco del Novecento. Il soggiorno in America negli anni ’50 era stata una scelta sofferta, prima desiderata e poi affrontata con una disperata volizione: vedeva bene che a Firenze non avrebbe avuto molti spiragli per la sua ricerca pittorica, né per affermarsi come caposcuola della pittura fiorentina del dopoguerra, anche perché l’astro di Ottone Rosai non sarebbe più tramontato nel capoluogo toscano. Scelse così l’America, ma spinto dalla nostalgia avrebbe fatto ritorno a Firenze dopo diciotto mesi, pur sapendo che da quel momento in poi
avrebbe più dato che ricevuto, mentre invece il suo successo negli Stati Uniti era già un dato di fatto, confermato da diversi articoli sui quotidiani americani di allora. La sua arte a Firenze però lo ripagava, come il suo amore per la città e così le relazioni umane, specie quelle con la gente del popolo e con gli uomini di cultura, tra cui Pietro Annigoni, Renzo Grazzini, Vasco Pratolini e i sindaci La Pira e Bargellini. Nel Marma coesisteranno sempre le due anime di Firenze, la gente colta e il popolino. Il Marma era un uomo poliedrico, pieno di contrasti e di creatività e soprattutto di un amore smisurato per Firenze e per l’arte. Ha dipinto ed esposto a Firenze e dintorni, a Venezia e poi in molte città degli Stati Uniti, a Parigi e in Germania. Nei primissimi anni ’50, Piazza Donatello diventerà uno dei suoi luoghi dell’anima e non a caso gli è stata dedicata proprio questa piazza il 29 giugno 2020. Una targa prospicente via degli Artisti è lì ad attestarlo. È uscito da pochi giorni un bellissimo libro a lui dedicato, La felicità della pittura (Edizioni Polistampa, pagine 304), scritto dalla figlia, Marisa Marmaioli, a cui abbiamo chiesto
il significato di quest’opera: «Il libro nasce da una necessità: quella di raccontare la sua vita dopo averlo scoperto anche come scrittore. Sulla scia dei primi due libri (“Gli uomini passano, le pietre restano” “America e altri scritti”), in cui ho curato i suoi scritti, ho cercato tra i documenti di archivio e le sue carte di ricostruire tutto il suo percorso artistico e umano. Ho capito che ha nuotato controcorrente, che non si è mai arreso nella sua amicizia con Vasco Pratolini, il quale lo ha sempre poco gratificato e inizierà a comprenderlo solo pochi anni prima della sua morte nel 1991». Rodolfo Marma era un uomo di una grandissima, inconsapevole religiosità. L’attenzione ai tabernacoli, il suo amore per l’oratorio di Santa Maria delle Grazie, per la chiesa di San Giuseppe in via delle Casine e per la basilica di Santo Spirito, di fronte alla quale avrebbe voluto morire per averne un ultimo sguardo prima di andarsene, sono lì ad attestarlo. È sepolto alle Porte Sante, il cimitero monumentale a fianco della basilica di San Miniato che si affaccia sul panorama più lirico e incantevole della sua città. 
La felicità della pittura
Vita di Rodolfo Marma