Carlo Cecchi: «Come in un film di Chaplin»
La Nazione, 01-12-2021, Titti Giuliani Foti
Chi dice che la vita abbia una sua circolarità, non sarà smentito né ora né mai. Perchè torna da dove era partito ormai circa una quarantina di anni fa Carlo Cecchi esattamente al Teatro Niccolini di Firenze. Proprio qui, dove aveva fatto compagnia assieme a Roberto Toni direttore artistico del teatro allora come oggi, quando il teatro Niccolini era uno stabile che produceva spettacoli. Dunque da domani a domenica 5 dicembre al Teatro Niccolini di via Ricasoli con una produzione multipla, cioè Marche Teatro, Teatro di Roma Teatro Nazionale, Elledieffe ecco «Dolore sotto chiave» e «Sik Sik l’artefice magico» due atti di Eduardo De Filippo con lo stesso Cecchi, una delle sue partner preferite, Angelica Ippolito, e con Vincenzo Ferrera, Dario Iubatti, Remo Stella, Marco Trotta e la regia ancora di Carlo Cecchi. (Biglietti a 17/20/27 euro. Prevendite www.teatroniccolini.com
con Green Pass).
Al Niccolini una specie di ritorno a casa citando Pinter – altro grande autore prediletto da Cecchi, proprio su questo palcoscenico più volte rappresentato nei gloriosi ’80 – a cui restituisce con questo dittico l’amarezza e il realismo dell’amato Eduardo da cui ha attinto molto della sua “napoletanità“. Dalla sua capacità di graffiare a con una sola, fulminea, invenzione paradossale. In scena il confronto tra due intelligenze inflessibili e rivoluzionarie che hanno da sempre combattuto, dentro e fuori la scena, per un “teatro vivente”. Rigoroso esempio di coscienza critica nel classico gioco del teatro nel teatro, attraverso quella contrapposizione tra realtà e finzione, spinta oltre l’asfittico dibattito tra vita e forma. Carlo Cecchi, è personaggio difficile e controverso da sempre, con una meritata aurea di inavvicinabile e scontroso:
bisogna però vederlo in scena nei lavori che interpreta. Dunque sono da non perdere «Dolore sotto chiave» girandola di situazioni grottesche, di gioco beffardo sul senso della morte, sulla sua esistenza nella quotidianità. C’è un po’ di morte in ogni vita, sembra dirci il drammaturgo, e lo fa con irresistibile comicità.
E ancora «Sik Sik l’artefice magico», datato 1929, è uno dei capolavori del Novecento. «Come in un film di Chaplin – spiega Cecchi – è un testo immediato, comprensibile e raffinatissimo». Sik-Sik (in napoletano significa secco, magro, ed è riferito a lui, Eduardo) è un illusionista maldestro e squattrinato che si esibisce in teatri di infimo ordine con la moglie e Nicola. E una sera Sik Sik decide di sostituirlo con Rafele. Personaggi umanissimi e tragicomici per una delle pietre miliari del teatro eduardiano. Da non perdere.
Rassegna stampa Teatro Niccolini Firenze