Il valore di un quotidiano del Novecento
La Nazione, 28-01-2022, Giovanni Pallanti
Quando Firenze insorse contro il nazifascismo nell’agosto 1944, La Nazione si trasformò ne La Nazione del Popolo che diventò l’organo del Ctln. Subito dopo la guerra, da La Nazione del Popolo, rifiorirono La Nazione e due importanti giornali minori, Il Nuovo Corriere, diretto da Romano Bilenchi, e Il Giornale del Mattino, diretto da Ettore Bernabei. Quest’ultimo organizzò il quotidiano, che fu una vera scuola per una nuova classe dirigente, fatta da intellettuali, artisti, scrittori e giornalisti. Insieme a lui c’era Sergio Lepri,
che curò una terza pagina di assoluto valore, a cui collaborarono, fra gli altri, Luigi Baldacci, Leone Piccioni, Francesca Sanvitale, Giorgio Luti, Carlo Coccioli, Oreste Macrì, Margherita Guidacci, Piero Bargellini, Mario Luzi e Ottone Rosai. Il lettore scuserà questa lunga lista di nomi, ma basta questo elenco per capire l’importanza del giornale di Bernabei nella storia della cultura italiana del Novecento. Sul piano politico il quotidiano si schierò con Giorgio La Pira (nel ‘51 e nel ‘56) e la Dc, contro i comunisti,
in modo deciso, anche sul fronte culturale. Ora è uscito un bel volume a cura dello storico Pier Luigi Ballini, che racconta questa storia (edito da Polistampa), dove insigni studiosi trattano i diversi aspetti dell’avventura del Giornale del Mattino. Che, dopo Bernabei, fu diretto da Hubert Bianchi e Leonardo Pinzauti, poi grande critico musicale de La Nazione. Bernabei fu poi chiamato a dirigere il quotidiano della Dc, il Popolo, e, dopo la Rai, fu il più importante organizzatore culturale e giornalistico della Dc.
Il «Giornale del Mattino» di Ettore Bernabei