Il Mugnone e i torrenti scoperti o tombati di Firenze
Corrispondenza, 25-12-2021, Silvano Sassolini
Quando il mio vecchio professore di lettere ci leggeva la novella di Calandrino e l’elitropia (Decameron, ottava giornata) non mancava di sottolineare che la valle del Mugnone, dove si svolge il racconto della beffa, era, a suo giudizio, la valle più bella del mondo... Certamente vi è qualcosa di magico quando dai dintorni di Fiesole si ammira tutta la zona che scende da Montesenario alle Caldine e che è solcata da un torrente – appunto il Mugnone – che è stato detto anche, con un certo entusiamo, il secondo fiume
di Firenze. In realtà il corso d’acqua, che nasce per il confluire di fossi di acque di superficie in una zona compresa tra Pratolino (via Bolognese) e l’Olmo (via Faentina), non ha particolari pretese quanto a lunghezza e a portata, ma, una volta entrato nel territorio urbano, è stato via via deviato dal percorso originario e rimodellato a seconda dello sviluppo urbano di Firenze costituendo per secoli il fossato delle mura cittadine. Chi conosce il centro della città potrà facilmente ripercorrere mentalmente
i vari andamenti del Mugnone che dalla primitiva foce presso l’attuale piazza de’ Giudici (prima della fondazione di Florentia) è stato via via spostato verso occidente entrando (sec. XVIII) in Arno addirittura all’altezza del ponte all’Indiano, dopo aver ricevuto perciò anche il contributo del Terzolle. Ricco anche di immagini esplicative (mappe e fotografie), l’agile libretto racconta anche di altri modesti corsi d’acqua del perimetro urbano e i ripetuti fenomeni di esondazioni provocate dal Mugnone.
Il Mugnone e i torrenti scoperti o tombati di Firenze