La Pira e il crogiolo editoriale fiorentino
L’Avvenire, 14-12-2021, Giovanni Tassani
Negli anni del “sindaco santo” il “Giornale del Mattino” diretto da Bernabei diventa uno strumento di rinascita culturale, politica e sociale con un fiorire di firme che faranno il giornalismo del secondo ’900

Gli anni del primo mandato a sindaco di Giorgio La Pira, 1951-1956, furono per Firenze anni di grande rinnovamento su più piani: politico, economico, culturale, amministrativo. A sostegno del sindaco, personalità oltre gli schemi, ma con precise convinzioni e volontà, si mosse un quotidiano di cui ora questo libro: Il “Giornale del Mattino” di Ettore Bernabei, a cura di Pier Luigi Ballini (Polistampa, pagine 672, euro 38,00) compie uno spoglio accurato, affidato a studiosi che affrontano il giornale da varie prospettive: come laboratorio di giornalismo innovativo, per gli aspetti ecclesiali durante l’episcopato Dalla Costa; sul complesso panorama internazionale in tempi di guerra fredda e crisi coreana; sulla cultura della sua terza pagina; sulla critica musicale e di fronte alle scelte amministrative di La Pira sindaco. Leggendo in particolare i saggi del curatore Ballini, sulla linea degasperiana di La Pira, e di Federico Mazzei, dal centrismo al neo-centrismo post-degasperiano del giornale, ci si rende conto di un’evoluzione che a Firenze si dimostrò particolarmente creativa sul piano politico. “Il Mattino dell’Italia centrale” era nato dalla fine del giornale resistenziale “La Nazione del Popolo”, espressione del Cln toscano, dopo le elezioni per la Costituente, portando con sé redattori democristiani e liberali, come Ettore Bernabei, Angiolo M. Zoli, Sergio Lepri e Hombert Bianchi. La componente socialcomunista aveva invece fondato il “Nuovo Corriere”, con direttore Romano Bilenchi e grandi ambizioni culturali: una concorrenza naturalmente acuitasi durante l’amministrazione civica di sinistra, tra ’46 e ’51, e lo scontro epocale del 18 aprile 1948. Dal marzo ’47 aveva ripreso vita “La Nazione”, con diritto di precedenza sul giornale minore che veniva stampato con le stesse rotative. Le prime risorse del giornale erano state trovate da Renato Branzi, esponente dell’antifascismo cattolico fiorentino, anche con un aiuto diretto di monsignor Montini, mentre la prima direzione era stata affidata a Cristano Ridòmi, proveniente dal “Corriere della Sera”, chiamato però da De Gasperi a Roma nel maggio ’51 come suo capo ufficio stampa. A quel punto gli succede Ettore Bernabei, già segretario di redazione, che avvia un nuovo corso del giornale nei tempi di una campagna elettorale che si svolge col sistema degli “apparentamenti” della
Dc coi partiti democratici minori al fine di conquistare importanti città e poi stabilizzare al centro il governo degasperiano. Operazione che funzionerà, con Firenze, ma anche Milano, Torino, Genova e Venezia. Sia Ballini che Mazzei descrivono una coincidenza di visione tra La Pira e De Gasperi, che vedono, nel ’51 come già nel ’48, una lotta epica tra libertà e totalitarismo. Per La Pira Firenze è «una città cristiana, irriducibile al marxismo». E De Gasperi è a Firenze il 20 giugno ’51, ove tesse l’elogio di La Pira, esempio vivo di carità in una Firenze, simbolo di unione tra nuovo umanesimo e cristianesimo. Questi è appena stato eletto sindaco grazie al premio di maggioranza, 40 seggi a Dc e alleati, e forse anche alla decisione dei socialisti indipendenti (il gruppo di Silone e Codignola) che non accettando alcun apparentamento, ed eleggendo il solo “sindaco della liberazione” Gaetano Piraccini, determinano l’insuccesso di un nuovo frontismo a Palazzo Vecchio. La Pira, che si dimette da deputato, si mostrerà generoso coi “minori” nella nomina degli assessori. Parte il programma dei tre valori solidali: lavoro, casa, libertà, e quella che sarà la missionevocazione di Firenze, comunicata dal sindaco ai consoli e annualmente celebrata dal ’52 con i “Convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana”. Bernabei col suo giornale sostiene il disegno lapiriano che considera continuazione di quel «terzo tempo sociale», iniziato da Fanfani e La Pira col piano-casa, e che, con Fanfani di nuovo ministro, intende proseguire la riforma agraria iniziata da Segni e spingere verso la piena occupazione. Il giornale fiorentino assume il nuovo nome, “Giornale del Mattino”, nel dicembre ’53: ha sempre appoggiato De Gasperi sui temi della difesa dello Stato e nella prospettiva maggioritaria alle elezioni del 7 giugno, un centrismo visto come: «pluralismo finalizzato e pilotato con guida Dc». Tale definizione sarà nel discorso che La Pira terrà nella commemorazione dello statista trentino al Teatro comunale di Bologna il 5 settembre ’54. L’appoggio al segretario Fanfani come successore di De Gasperi, comune a La Pira e Bernabei, caratterizzerà il giornale fiorentino, ma l’ingenerosa rivolta dei “laici” dopo il ’53, con veti per il governo a De Gasperi, Piccioni e Fanfani, e la stretta degli stessi “laici” sul governo Scelba, porterà i Dc fiorentini a cercare qualcosa di nuovo. Si crederà infine di averlo trovato, specie dopo l’elezione di Gronchi alla presidenza della Repubblica, maggio ’55, in Segni,
col suo “centrismo di attesa” e i suoi passi su Corte Costituzionale, Partecipazioni statali, controllo Eni sugli idrocarburi. La lettura argomentata del “Giornale del Mattino” rende bene quei complicati anni di passaggio. Mentre crescono le firme (Paolo Cavallina, Domenico Sassoli, Gian Paolo Meucci, Angelo Gaiotti, Silvano Giannelli…), compaiono anche nomi che celano nuovi autori. Certamente il caso che il libro pone più in rilievo è quello di Gabriele De Rosa, che si firma dapprima Ernesto Magistrati e poi Bruno Torres. In fase di distacco, senza polemica, dal Pci, a cui aveva aderito nel ’45 dopo la fine della Sinistra cristiana, e dopo vari incarichi al servizio Esteri di “L’Unità”, De Rosa metteva ora al servizio del giornale fiorentino la sua esperienza di osservatore internazionale con interessi storicopolitici. E la necessità d’inquadrare problemi di politica estera come di politica economica e sociale troverà nella Firenze di La Pira condizioni favorevoli, a partire da una visione di pace diversa da quella, ideologica, dei “partigiani della pace”, come nella lotta alla disoccupazione nel rilancio della Pignone. A fronte di una certa rigidità e direttività assunta da Fanfani come segretario Dc, l’ambiente fiorentino mostrerà un’originale apertura intergenerazionale, ove gli “anziani” Gronchi, Piccioni, Gonella, Segni, continueranno a dialogare coi giovani. Questo fu il grande merito, accanto a La Pira, di un venticinquenne giunto alla vicesegreteria fiorentina alla testa di tanti suoi coetanei, Nicola Pistelli, di forte sensibilità religiosa quanto di forte senso di laicità in politica. Suggerirà a La Pira di premere su Fanfani per il potenziamento degli organi di stampa: leve altrettanto importanti di quelle economico-finanziarie. Sul “Giornale del Mattino” comincerà firmandosi Mario Giovannoni, su una linea polemica contro i monopoli privati, per «limare il potere delle baronie» (temi acquisiti dalla cultura dei gruppi giovanili Dc). Accompagnerà La Pira al secondo mandato, ove questi sarà rieletto sindaco non senza difficoltà tra i “laici”, dopo aver guidato una ripresa Dc e aver ottenuto trentatremila preferenze, contro le diciannovemila del ’51. Dopo quelle amministrative, nell’estate ’56 Fanfani chiamerà a Roma Bernabei a dirigere e rilanciare il quotidiano del partito “Il Popolo”. A Firenze il “Giornale del Mattino” proseguirà in varie fasi fino al 1966. Era nel frattempo nato, diretto da Nicola Pistelli, “Politica”, un settimanale diretto ai giovani, a raggio nazionale.
Il «Giornale del Mattino» di Ettore Bernabei