Gino Pozzi nel solco di Ardengo Soffici
La Nazione, 26-10-2021, Francesco Gurrieri
Fresca di stampa c’è una bella monografia ‘Intimità e naturalezza. La pittura sincera di Gino Pozzi’ (Polistampa). Curato da Francesco Traversi, Elisa Fontanelli e Alessia Nardi, questo ripercorrimento ha una presentazione del sindaco Lorenzo Falchi e il saluto, circostanziato e appassionato, di Francesco Mariani e Giulia Ballerini, impegnati nel tener vivi i centri d’arte, La Soffitta a Colonnata e il Centro Antonio Berti. Il saggio di Traversi riassume l’umanissima biografia dell’artista, sottolineando come la fedeltà al mondo del lavoro e all’esperienza nel mondo della ceramica finì per ritardare la sua vera inclinazione verso la pittura. Una pittura, la sua, che si autocostruisce attraverso il disegno
e la decorazione, tanto che, da giovanissimo, nel ‘25, l’imprenditore svizzero Adolfo Carmine gli affiderà la sua villa di Calenzano e l’anno dopo, Paul Winteler, avvocato svizzero parente di Einstein, gli scrive dicendo di «aver conosciuto un valido pittore che potrebbe impartire alla sua figliastra insegnamenti di pittura e nozioni di ceramica».
La figura e il paesaggio saranno i temi più frequentati dal Pozzi ma, come ricorda Traversi, non era facile in quegli anni primeggiare da paesaggista, considerando la folta schiera in campo, dov’erano Cecconi, Polloni, Caligiani e Colacicchi. E tuttavia anche i suoi paesaggi saranno apprezzati per quella intelligente declinazione di cézannismo introdotta
da Soffici. Negli anni Quaranta, il tema sacro e la tecnica dell’encausto occuperanno i suoi giorni: temi come la Deposizione, la Crocifissione, il Compianto, l’Ecce Homo, saranno espressi con una potenza figurativa capace di intenso trasporto emotivo. Come Baccio Maria Bacci sarà a lungo il genius loci di Fiesole, altrettanto – suggerisce Alessia Nardi in catalogo – sarà Gino Pozzi per Monte Morello e Calenzano: ‘elegie contadine’ ove i protagonisti sono i campi, i covoni, gli alberi. Drammatici i suoi schizzi che fermano le vittime dei bombardamenti del ‘44. Insomma, tutta una narrazione pittorica che ben si colloca nella cultura artistica toscana della prima metà del Novecento.
Intimità e naturalezza
La pittura sincera di Gino Pozzi