La Pira, un cristiano affidabile
Segno, 01-08-2021, Giorgio Campanini
Apprezzato studioso di Giorgio La Pira, e già autore i numerosi studi sul giurista e uomo politico siciliano, Piero Antonio Carnemolla continua con questo importante volume la sua lunga ricerca su una delle più eminenti personalità del cattolicesimo italiano del Novecento. L’opera di La Pira viene affrontata da diverse prospettive: le origini della famiglia, i suoi rapporti con Salvatore Quasimodo, la sua attenzione alla devozione mariana, la “teologia della città” elaborata in quella città di Firenze nella quale a lungo operò e che considerò una sorta di seconda patria. Non poche sono le particolarità della lezione lapiriana che questa raccolta – Piero Antonio Carnemolla, Un laico cristiano: Giorgio La Pira, Polistampa, Firenze 2021, pp.304 – mette in luce. Nell’impossibilità di sostare analiticamente su questo insieme di testi, vorrei qui soffermarmi soprattutto su due capitoli che ci sono apparsi di particolare rilievo. Di grande interesse sono le pagine su “Due ecclesiologie a confronto” (pp.47 ss.) dedicate a “La Pira e la Pastorale del Card. Suhard”. Il confronto con quel famoso documento – valorizzato in Italia soprattutto dal gruppo raccoltisi attorno alla rivista “Cronache Sociali” – consente a La Pira di riflettere su un tema allora vivacemente discusso
in Italia, anche in relazione alla traduzione italiana, intervenuta nel 1947, di Umanesimo integrale di Jacques Maritain. Misurandosi da vicino con la pastorale dell’Arcivescovo di Parigi, Emmanuel Suhard, originariamente intitolata Essor ou decline de l’Eglise (11 febbraio 1947), e pubblicata in italiano con il titolo Agonia della Chiesa?, La Pira ha modo di riflettere sulla categoria di “cristianità” oggetto di una vasta pubblicistica in Francia, già a partire da Umanesimo integrale di J. Maritain (1937) e di portare il cattolicesimo italiano sul terreno del rapporto tra fede e storia: sottolineando, come opportunamente Carnemolla evidenzia, il dovere dei credenti di “rigenerare in Cristo la società civile” (cf. p. 65), senza tuttavia alcuna confusione di piani e nel pieno rispetto della legittima laicità della politica. Il confronto con l’Arcivescovo di Parigi sul tema della cristianità (oggetto di importanti ricerche, puntualmente richiamate, tanto da J. Maritain quanto da E. Mounier) consente a La Pira di sottolineare con forza la strutturale “laicità” della politica, che non ha come oggetto la diffusione della fede bensì la “buona vita” della città degli uomini. Non meno interessanti le pagine che riguardano la corrispondenza tra La Pira ed Ezio Franceschini –
(cf. le pp. 123-192) per la prima volta qui integralmente proposta grazie alle puntuali ricerche di Carnemolla – occasionata dal ruolo di presidente dell’Istituto Secolare dei Missionari della Regalità di Cristo e di cui La Pira fece parte dal 1929 sino alla fine della vita. Rimaste sinora inedite, le lettere che queste due eminenti personalità del cattolicesimo italiano del Novecento si sono scambiate sono rivelatrici della cultura e della spiritualità dei due corrispondenti(assai più numerose e ampie, come del resto nel suo stile, quelle di La Pira). Questo epistolario consente di seguire da vicino l’evolversi della spiritualità cristiana del Novecento (della quale i due autori, oggetto del citato epistolario, sono stati parte importante). Del volume va anche segnalata, conclusivamente, l’amplissima sezione (pp. 243 ss.) degli scritti di e su La Pira dal 1978 al 2020. Completata con gli scritti, già numerosi, apparsi prima del 1978 e ripresa in opuscolo, questa ricca bibliografia – per il cui ampliamento Carnemolla potrebbe “fare appello” ai non pochi studiosi lapiriani – potrà rappresentare (ma già lo è ora) un prezioso strumento di lavoro per quanti intendano lavorare su quell’importante e poliedrica figura del Novecento italiano che è stato Giorgio La Pira. 
Un laico cristiano: Giorgio La Pira