Croce e martello
Leggere:tutti, 04-07-2021, Niccolò Lucarelli
Non è facile in Italia essere cattolici coerenti, stante la forte commistione fra politica e cattolicesimo, che, nonostante la dissoluzione della Democrazia Cristiana, continua ancora oggi. Non è facile nemmeno essere uomini del dialogo, perché gli interessi di parte chiudono spesso le porte all’incontro con l’altro. Nell’Italia del secondo dopoguerra, tuttavia, furono molti i cattolici che, volendo mettere in pratica il Vangelo, scelsero d’impegnarsi in quelle battaglie sociali che “odoravano di comunismo”.
Mario Lancisi, giornalista e scrittore, ricostruisce la storia dei delicati rapporti fra la Democrazia Cristiana e i cattolici da un lato, e il Partito Comunista dall’altro, due “schieramenti” che, pur nelle loro differenti posizioni ideologiche, erano accomunati dagli obiettivi della lotta alla povertà, della giustizia sociale. Ma per i cattolici, schierarsi dalla parte degli operai, significava esporsi all’accusa di deviazionismo. Eppure la Toscana fu una terra in cui, già dagli anni Cinquanta, molti cattolici avvertirono l’urgenza di sostenere le lotte degli ultimi, e ciò vide la nascita di audaci esperienze
cattoliche che andarono incontro alle esigenze sociali delle fasce più svantaggiate della popolazione: dal prete operaio don Sirio Politi a don Zeno Saltini che fondò la comunità di Nomadelfia, fino all’indimenticato don Lorenzo Milani, che predicava l’uguaglianza di diritti a cominciare da quello all’istruzione, e che fondò la scuola di Barbiana, aperta ai “figli del popolo”, tolti dal lavoro nelle fabbriche della piana fiorentina. Loro attivo sostenitore fu Giorgio La Pira, il “sindaco santo”, per il quale il messaggio del Vangelo non poteva essere negoziato con l’interesse politico, e pur non approvando l’ateismo comunista, riconosceva come giuste molte delle istanze sollevate da sinistra, e non vedeva ragione per far mancare l’impegno attivo dei cattolici e della Chiesa. Uomini di fede, uomini coerenti, che il Cardinale Alfredo Ottaviani (intimo amico di Giulio Andreotti) definì, con poca lungimiranza, “comunistelli di sacrestia”, accusandoli di eccessiva apertura verso il comunismo; in realtà, questi sacerdoti-pionieri, così come lo stesso La Pira, applicavano il Vangelo. Un messaggio che però per molti cattolici, paradossalmente,
risultava scomodo.
A partire dalla figura di La Pira e dal suo impegno di sindaco di Firenze verso gli sfrattati, i disoccupati, ma a favore della pace nel mondo, Lancisi traccia le tappe principali di un avvicinamento fra cattolici e comunisti, che negli anni Sessanta si innestò nel nuovo clima del Concilio Vaticano II e della Pacem in terris di Giovanni XXIII (due momenti storici che fanno sembrare ancora più inopportuna la definizione di Ottaviani), che ebbero anche risvolti politici con la nascita dei primi governi di centro-sinistra, complici anche le prove di dialogo in Toscana, dove La Pira nel 1960 varò la prima giunta fiorentina bi-colore.
Il volume è la cronaca di vicende storiche, ma anche il ritratto di uomini e ideali che nei decenni hanno portato alla nascita di una “zona d’incontro” fra i cattolici e la sinistra italiana (che ha visto il suo compimento con la formazione del PD nel 2007), ma soprattutto hanno portato enormi benefici alla società italiana, attraverso le iniziative svolte nel nome della giustizia sociale e dell’uguaglianza predicata, prima ancora che da Marx, dal Vangelo.
Croce e martello
Cattolici e comunisti in Toscana da La Pira al PD (1947-2007)