Giorgio La Pira, vita di un laico cristiano «post-clericale»
Toscana Oggi, 02-05-2021, Riccardo Bigi
«È venuto a trovarmi Giorgio La Pira. Per me è un santo. Io conservo le sue lettere, perché sono convinto che un giorno mi saranno richieste dalla Chiesa ». Così affermava Ezio Franceschini, insigne latinista e per alcuni anni rettore dell’Università cattolica del Sacro Cuore. La pubblicazione integrale del carteggio tra Franceschini e La Pira costituisce adesso il capitolo più consistente del libro «Un laico cristiano: Giorgio La Pira» di Piero Antonio Carnemolla, pubblicato da Polistampa nella collana «Libri della badia» curata dalla Fondazione La Pira (308 pagine, 18 euro). Carnemolla, già presidente della Fuci di Noto, in Sicilia, è uno dei più attenti appassionati e studiosi della vita e del
pensiero del «sindaco santo». Il libro parte da una considerazione: che La Pira non ha mai avuto tessere, neppure quella dell’Azione cattolica allora fortemente raccomandata da papi e vescovi. La sua volontà era quella di essere «un libero apostolo del Signore»: per realizzare questo ideale di vita aderì ai Missionari della Regalità di Cristo, l’istituto secolare fondato da padre Agostino Gemelli, associazione innovativa per l’epoca che lasciava piena libertà di azione. La Pira ha potuto così agire «da cristiano» nel mondo, nel sociale, nella politica rispondendo a tutti che l’unica tessera che aveva in tasca era quella del battesimo. Ezio Franceschini condivideva con La Pira l’adesione ai Missionari
della Regalità: ne è stato il presidente al 1940 al 1970. Questa comune appartenenza traspare nelle lettere in cui La Pira parla del «collegamento» tra le loro vocazioni. «Restiamo sempre uniti nell’orazione e nell’opera : l’opera che è diretta ad arare i settori ampi dove Dio ci ha collocati». Lo scopo comune è vivere quella «santità laicale» che lo stesso La Pira aveva teorizzato. Una santità da vivere nel mondo con fedeltà, ma anche con libertà e senso di responsabilità.
Un argomento in più, sottolinea Carnemolla, per contrastare quei tentativi di «clericalizzare» il pensiero e l’azione di La Pira, che lo studioso siciliano definisce «un cristiano post-clericale».
Un laico cristiano: Giorgio La Pira