Non solo musica, Zampini svela le sue poesie
Corriere fiorentino, 22-04-2021, Edoardo Semmola
In un libro i versi tenuti «segreti». «Tra le pagine la mia vita piena di dubbi»

Sorpresa: «Che scrivessi poesie non lo sapeva nessuno. Al punto che, quando l’ho detto in famiglia... sono cascati dalla sedia». La settimana scorsa è uscito per Polistampa la raccolta poetica Mille millepiedi in fila. L’autore è Paolo Zampini, flautista, direttore del Conservatorio Cherubini di Firenze. O almeno per altri sette mesi. Perché poi, dal primo novembre, andrà in pensione.
Il suo segreto se l’è tenuto stretto tantissimo tempo: «La prima poesia l’ho scritta a otto anni» e ora ne ha 65. La prima (di questa raccolta) è della metà degli anni Settanta. L’ultima del febbraio 2021. Una vita intera condensata in 135 pagine. Il disegno della copertina è anch’esso frutto di Zampini: ricorda un pentagramma anche se pentagramma non è. «Spesso amici artisti mi chiedono di “colorare” musicalmente le loro opere ai vernissage
– racconta – Qui accade il contrario: sono io che cerco di rappresentare graficamente l’idea musicale delle parole scritte». Un grande incrocio di diversi modi di esprimersi. «Mi piace la musicalità delle parole e siccome sono sinestetico (in senso neurologico: trasferisce automaticamente uno stimolo da un senso all’altro, ndr) vedo le note sempre a colori: fin da bambino pensavo che tutti fossero così. Poi ho scoperto che non era vero. Per questo di tante poesie ricordo che giorno fosse, cosa stessi facendo e pensando in quel momento. Metterle su carta è stato come liberarsi di un’ossessione ». Dentro queste 135 pagine c’è Roma dove ha vissuto negli anni Ottanta, l’esperienza americana e quelle a cui ha dato il nome «Errori di comunicazione », ciò che rovina o valorizza un rapporto. E così funziona anche il libro, basta prendere i primi due componimenti, dedicati a Roma: il primo è stato scritto 40 anni fa,
il secondo racconta con gli occhi di oggi l’esperienza di allora. «Avrei voluto intitolarlo Il dubbio perché raccoglie tutta una vita piena di dubbi, basti pensare che ancora oggi, alla soglia della pensione, non so cosa voglio fare da grande». Nessuna poesia invece ha un suo titolo. Sono 40 anni di pensieri che aveva quasi dimenticato. Poi è arrivato il Covid e durante il lockdown si è messo a rileggere appunti e quaderni lasciati nei cassetti. Senza lockdown, non ci sarebbe stato il libro.
«È stato un passo molto delicato, ci vuole una gran dose di coraggio per rileggersi. Ho dovuto aspettare il “ne valeva la pena” di alcune persone che stimo». Ma soprattutto ha dovuto aspettare il festival Diffrazioni del 2019 quando a San Miniato al Monte durante una performance musicale, alcuni suoi versi furono trasformati in canzone. «Era la prima volta che venivano letti e pare che sia andata bene», scherza Zampini. 
Mille millepiedi in fila