Cosa leggeva la Madonna
Il Portolano, 30-09-2020, Maria Fancelli
Cosa leggeva la Madonna? è un libro bello e molto coraggioso, scritto da Michele Feo e uscito a Firenze nel 2019 nei quaderni della Società Toscana di Scienze e Lettere ‘La Colombaria (Polistampa)’. È una ricerca sostanzialmente nuova su uno dei temi più complessi e più affascinanti della storia del Cristianesimo e dell’arte figurativa occidentale, qual è quello dell’Annunciazione; più precisamente, è una ricerca sul corpus delle iscrizioni che, nelle più disparate immagini pittoriche, si possono ancora leggere nel libro che la Madonna teneva in mano o aveva vicino a sé nel momento drammatico dell’Annuncio. Qualcosa di realmente nuovo nello sterminato campo della mariologia e in vari territori limitrofi.
Solo uno studioso come Feo poteva fare un simile lavoro di decifrazione e contestualizzazione di tante iscrizioni e in un arco temporale così ampio. Un lavoro che può servire a molti, e prima di tutto agli storici dell’arte, visto che le modalità con le quali la Madonna tiene in mano il libro in qualche modo vanno a incidere sull’intera iconografia della scena. Un lavoro che può servire anche agli studiosi
di letteratura, visto che, come ebbe a scrivere Gianfranco Contini proprio in merito all’Annunciazione di Simone Martini, critica figurativa e critica letteraria non sono che “applicazioni di una legislatività comune” (Simone Martini, Rizzoli, Milano 2014, p. 21). E del resto il libro di Feo fornisce molti riferimenti letterari più o meno noti, traduzioni originali e, in appendice, anche qualche testo inedito o raro.
Un immenso sapere si dipana in queste trecento pagine, attraversa traduzioni, note, bibliografie, elenchi di opere prese in esame. Tanto che talora si ha l’impressione che l’autore non riesca a dominare tutte le direzioni della sua ricerca e che quello che esce dalle sue pagine non sia sempre quel romanzo per immagini che egli ha desiderato scrivere. Invece, nonostante la pressione dei tanti dati documentali il libro trascina e coinvolge il lettore per più ragioni: per la provocazione del titolo, per le implicazioni antropologiche del tema, per la sua abilità istruttoria; ma soprattutto per una particolare empatia dell’autore con il femminile e con l’intera fenomenologia dell’Annuncio. Un’empatia
che lo spinge, da non credente, a pensare il paradosso che, prima o poi, la formula che il cristiano pronuncia quando si fa il segno della Croce dovrebbe cambiare e suonare “Nel nome del Padre, della Madre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Non è certo facile riferire in breve su questo libro, dal momento che esso tocca tanti aspetti, dalla storia del Cristianesimo alla storia dell’arte, dalla filologia alla letteratura. Né è facile orientarsi tra le oltre quattrocento immagini prese in esame, mentre le tavole di riferimento, qui in bianco e nero, sono soltanto una minima parte. Non è facile neppure orientarsi cronologicamente perché le diverse testimonianze si incrociano e si susseguono dal IX secolo al Seicento; fino a toccare un esempio settecentesco, come è il caso dell’Annunciazione di Pompeo Batoni, nella quale il bambino quasi simbolicamente toglie il libro dalle mani della Madonna.
Non casualmente la ricerca di Feo comincia dal IX secolo. Un libro in mano alla Madonna, infatti, può materializzarsi soltanto a partire dal sesto secolo ovvero dopo che, in età giustinianea… [continua]
Cosa leggeva la Madonna?
Quasi un romanzo per immagini