«In vitro veritas», storia del vino e dei suoi recipienti
Toscana Oggi, 13-09-2020, Lorella Pellis
Non è possibile comprendere l’evoluzione del vino nei secoli senza conoscere la storia e le trasformazioni dei recipienti. Dalla storia del fiasco, all’utilizzo delle bottiglie fino alla nascita e allo sviluppo dell’enologia moderna, questo è il percorso seguito nel volume di Silvia Ciappi Tra vetro e vino. Una storia toscana dall’Archivio Nannelli che, già nel titolo, anticipa il contenuto, o per meglio dire, i diversi protagonisti della storia narrata. Come in uno scenario teatrale si alternano e si sovrappongono le diverse vicende: il vetro, le vetraie, il lavoro dei vetrari e delle «fiascaie», il vino e il miglioramento della sua qualità. Fanno da sfondo, in un arco di tempo compreso tra l’inizio del XVIII secolo e gli anni ’50 del ‘900, la trasformazione della viabilità stradale, ferroviaria e marittima, il ruolo affidato alla pubblicità dei prodotti attraverso cartoline e listini e,non ultimo, il mutamento urbanistico e sociale dei centri dell’area empolese dediti alla produzione di vetro. Silvia Ciappi, fiorentina, che da anni si interessa della storia del vetro attraverso la ricerca archivistica e iconografica, ha più volte ribadito l’importanza storico-documentaria del binomio vetro-vino e dello scambievole rapporto tra contenitore e contenuto, per giungere, da una duplice angolazione, a una conoscenza ravvicinata delle vicende enologiche e manifatturiere toscane. La ricerca svolta nell’archivio della famiglia Nannelli, dedita alla produzione di vetro in una scambievole correlazione. Il filo conduttore dell’intero volume riguarda l’evoluzione della qualità del vino toscano, dalla coltura, ai processi di vinificazione e alla commercializzazione: elementi che hanno determinato netti cambiamenti nell’economia vinicola e favorito il progresso tecnologico delle fornaci da vetro, impegnate a sperimentare particolari accorgimenti per favorire la
conservazione del vino assicurando l’integrità del tradizionale fiasco. Era, infatti, indispensabile che il collo e la bocca dei fiaschi fossero più spessi per consentire la chiusura ermetica con tappi di sughero a pressione, ma anche un’impagliatura più robusta per i recipienti destinati a compiere lunghi viaggi. Dall’unione del vino con il fiasco derivava il naturale accostamento dei prodotti regionali, sinonimi di qualità e di un’immediata connotazione geografica da imporre sul mercato internazionale. Il libro è preceduto dalla presentazione di Cristina Acidini che ha posto in risalto il valore documentario delle fonti iconografiche, indispensabili per conoscere la forma degli oggetti in vetro, e del fiasco in particolare, e comprendere, attraverso le immagini pittoriche, la funzione quotidiana: dalla dispensa, alla mensa più modesta, al banchetto cortigiano. Zeffiro Ciuffoletti ha, invece, sottolineato l’importanza documentaria degli archivi aziendali che restituiscono un’immagine articolata e oggettiva di un periodo storico, fornendo diverse chiavi di lettura e la possibilità di comprendere notizie e avvenimenti, apparentemente disgiunti. Il volume si articola in sette sezioni: l’inizio dell’attività vetraia a La Torre, frazione di Montelupo fiorentino, tra il XVII e il XVIII secolo, l’affermazione imprenditoriale dei Nannelli dalle origini alla prima metà dell’800. Due paragrafi sono dedicati al fiasco. Il tradizionale contenitore da vino e da olio, oggetto di severe normativa legislative, per evitare le continue frodi sulle tasse sul vino subì varie trasformazioni nella forma e nella disposizione dell’impagliatura che sono documentate dalle immagini pittoriche sulla struttura e le diverse utilizzazioni: per il vino, l’olio, per conservare i medicamenti da speziera, unguenti per la bellezza delle dame rinascimentali o per commerciare le acque termali
di Montecatini. Nell’800 il fiasco fu oggetto di accesi dibattiti per la necessità di apportare modifiche alla sua tradizionale struttura e soprattutto supplire alla fragilità del lungo collo e alla conseguente impossibilità di una chiusura a pressione con tappi di sughero. Era sempre più netto l’intento di sostituire il fiasco con le bottiglie, più robuste, agili, ma anche anonime, e confinare quel tradizionale contenitore al mercato vinicolo locale, in tragitti brevi, dal produttore al consumatore. La resistenza delle vetrerie toscane per mantenere la produzione del fiasco, fonte di lavoro per un ampio indotto, fu tenace e tanto forte quanto quel recipiente era radicato nella tradizione toscana. Il capitolo sul miglioramento del vino ripercorre le principali fasi del progresso enologico che coinvolse protagonisti di diversa formazione. Essi presentarono relazioni e saggi dell’Accademia dei Georgofili che, con spirito innovativo e fervore scientifico di stampo Illuminista, si fece portavoce di diffondere le novità. L’ultimo capitolo, che riguarda la prima metà del ‘900, ripercorre l’attività della famiglia Nannelli, titolari di due vetrerie di Empoli e di quella storica di Fibbiana, ma anche legati da accordi societari come le più importanti fornaci dell’area empolese e dell’emergente polo livornese, o con ditte che si occupavano della vestizione dei fiaschi e degli oggetti di bufferia e di imballaggio dei trasporti. È emersa l’intensa attività imprenditoriale svolta dai vari componenti della famiglia Nannelli, ma è anche risultata una fitta rete di rapporti finanziari, spesso convalidata da legami di amicizia e di parentela, oltre che da un profondo rispetto delle radici familiari che hanno fatto si che l’archivio Nannelli sia rimasto integro, restituendo notizie e informazioni che vanno oltre le storie parallele del vetro e del vino.
Tra vetro e vino
Una storia toscana dall’Archivio Nannelli