Il neorealismo di Sirio Giannini non aveva paura della tisi
Corriere della Sera - La Lettura, 26-07-2020, Marco Ostoni
Narratore, soggettista e sceneggiatore per il cinema. Nella sua breve vita (morì trentacinquenne nel 1960 per un intervento chirurgico) Sirio Giannini si mise in mostra nel panorama culturale del dopoguerra, ricevendone anche importanti attestati, fra cui il Premio Firenze nel ’56. Apprezzati furono i suoi racconti, usciti sul «Mondo» di Pannunzio e accolti nella «Medusa» mondadoriana. Oggi, tuttavia, in pochi conoscono l’opera dell’autore toscano e bene ha fatto nel 2010 l’editore Polistampa di via Livorno a riproporla per le cure di Daniela Marcheschi, partendo
dalla raccolta d’esordio, Prati di Fieno. Sono sei testi dal sapore genuinamente neorealistico, in cui il mondo contadino e operaio, con le sue fatiche e asprezze ma anche con il suo carico di valori e tradizioni, è messo sotto l’obiettivo da Giannini, narratore onnisciente ed empaticamente vicino ai personaggi di cui mette in luce con delicatezza sottile e complice tenerezza i vizi e le virtù. Lo stile piano, sobrio e curato, pur con qualche ingenuità e ridondanza nelle lunghe ed elegiache pennellate descrittive, conduce il lettore dentro le vite grame dei protagonisti,
portandolo a solidarizzare con loro senza preoccupazioni di ordine socio-politico e men che meno ideologico, puntando piuttosto a rimarcarne la statura morale, la coerenza e la tenacia. Qualità incarnate dal protagonista del primo racconto, Andrea, che nel prendersi cura del piccolo Giorgio rimasto orfano – in barba alle remore dei paesani, timorosi che questi potesse aver ereditato dal padre anche la tisi che lo portò alla tomba – non teme ostacoli, insegnandogli il mestiere, quello in virtù del quale potrà guadagnarsi la vita e «considerarsi un uomo».
Prati di fieno
Racconti