Chiamatelo Ferenc Ungar. Gli orrori di un secolo in una vita
La Repubblica, 11-06-2020, Fulvio Paloscia
Accade che la vita infili, tra un passo e l’altro del tuo cammino, incontri capaci di farti cambiare prospettiva sulle cose. Sono, di solito, personaggi che hanno a che fare con la Memoria. Il giornalista fiorentino Riccardo Catola ha fatto tesoro di uno di questi incontri necessari, rendendolo protagonista di un’opera che sta tra romanzo, saggio, (auto)biografia (è il protagonista stesso a raccontarsi per voce dell’autore, che però s’identifica nei valori e nel pensiero di cui quell’uomo è portatore), reportage di un’esistenza
che valeva la pena d’essere raccontata. Perché condensa gli orrori e clamori di un secolo che ancora si fa sentire – il Novecento – e il destino della Mitteleuropa, da sempre punto di riferimento di una formazione culturale profonda e persino spregiudicata. Chiamatemi Ungar è la storia piena di colpi di scena, come un romanzo d’avventura, di Ferenc Ungar, uomo in fuga come il protagonista de Il pianista: dalla Shoah (viene battezzato protestante), dai carri armati sovietici, dall’inerzia dell’Occidente. L’approdo in Italia
lo mette in contatto con il milieu degli intellettuali romani, infine la carriera di medico, e di console onorario del suo paese (l’Ungheria) a Firenze. Catola sa risolvere un puzzle da rompicapo incastrando benissimo le tessere del secolo breve con la dimensione privata, vissuta da un testimone eccellente.
Lo fa con un entusiasmo altrettanto avventuroso, che lo porta a trattare la metà oscura della Storia con un equilibrio e un’ironia difficili da praticare. Soprattutto quando si ha a che fare con pezzi viventi di storia.
Chiamatemi Ungar
Da Budapest all’Italia guerre, amori e rivoluzioni dell’esimio profugo professor Ferenc, Csikusz per gli amici