La vita di Giovanni si fonde con quella di Gesù e degli apostoli nel romanzo biblico di Arnone
Toscana Oggi, 14-06-2020, Antonio Lovascio
Nei miei viaggi estivi in Grecia ho soggiornato a Patmos, l’Isola sacra del Mar Egeo dominata dal Monastero di San Giovanni, meta con la Grotta dell’Apocalisse di uno dei più importanti pellegrinaggi per tutto il Cristianesimo. Lì si respira un’aria di pace che infonde veramente tremiti di spiritualità. Con il nuovo romanzo Il vegliardo di Patmos (Edizioni Polistampa, pagine 160, euro 12) si propone di trasmetterli al lettore anche don Vincenzo Arnone, critico letterario, scrittore e poeta di lungo corso, nonché direttore della rivista «Sulle tracce del Frontespizio» e promotore di eventi culturali. Che arricchisce così il filone personale di Narrativa biblica iniziato nel 2001 con un’opera di successo, pubblicata da Piemme, «Il Vangelo apocrifo di Maria – Gesù raccontato dalla sua mamma», ambientato ad Efeso. Ne Il vegliardo di Patmos è invece la figura dell’Evangelista – mandato in esilio a Patmos quasi centenario – a fondersi con quella di Gesù, degli altri apostoli e del tempo in cui essi vissero. Questa finzione letteraria – che ha il timbro, lo stile
delle favole antiche da tempo sperimentato dal rettore della chiesa all’autostrada Firenze Nord dedicata al Battista – si snoda attraverso un racconto epistolare. Quando nell’anno 110 un contadino del posto, certo Egemone, pensò bene di tramandare la sua memoria scrivendo una lunghissima missiva a un amico, Marone.
La stesura spumeggiante e incisiva di Arnone rende luminosa l’immagine di Giovanni «il silenzioso» (passava ore a meditare) e dei personaggi del mondo che lo circondava. Ne evidenzia il ruolo importante nell’economia della salvezza dell’umanità. Era il più giovane e il più longevo degli Apostoli, il primo conosciuto da Gesù e l’ultimo con cui si concluse la missione apostolica tesa a illuminare la Rivelazione. Il discepolo più presente nei grandi avvenimenti della vita di Cristo, insieme al fratello Giacomo e a Pietro, nonché autore del quarto Vangelo (l’unico libro profetico del Nuovo Testamento) e dell’Apocalisse: una vetta della teologia cristiana nonostante il Sinedrio lo considerasse un «incolto». Originario della Galilea, era
figlio del pescatore Zebedeo e di Salomè: la madre era nel gruppo di donne che aiutavano il Nazareno nella salita al Calvario. Quando dalla croce il Maestro affidò Maria a Giovanni, che se ne prese cura allorché lasciarono definitivamente Gerusalemme per diffondere il Cristianesimo nell’Asia Minore, reggendo la Chiesa di Efeso e altre comunità della regione, prima di essere esiliato a Patmos proprio per la sua testimonianza di Gesù. Dopo la morte di Domiziano salì al trono l’imperatore Nerva, tollerante verso i cristiani. Quindi Giovanni poté tornare a Efeso dove morì all’età di 104 anni. La narrazione della sua vita scorre fluida nei dialoghi accompagnati da leggendarie raffigurazioni, versi poetici e canti di grande intensità e drammaticità. Un testo che, per la sua forza espressiva, sicuramente si presta per un adattamento teatrale. Il romanzo biblico di Vincenzo Arnone certo aiuta ad approfondire la conoscenza della Sacra Scrittura anche sotto l’aspetto letterario. Ma, insieme, è un buon libro da leggere e conservare nella biblioteca dell’umanità.
Il vegliardo di Patmos