Firenze e la nascita del partito degli intellettuali
Il Portolano, 01-04-2020, Serena Bedini
Il volume ospita gli atti del convegno organizzato dalla Fondazione Biblioteche della Cassa di Risparmio di Firenze e dedicato alla nascita del “partito degli intellettuali”: dopo il saluto di Aureliano Benedetti, Presidente della Fondazione, si susseguono i vari interventi delle tre sessioni di lavori presiedute e coordinate rispettivamente da Cosimo Ceccuti, Sandro Rogari e Gino Tellini. Fervido fu il dibattito culturale e politico che animò la Firenze di inizio Novecento poco prima della Grande Guerra, in cui istanze nazionaliste e contrarie alle aperture sociali del giolittismo inducevano la Destra fiorentina a schierarsi nettamente contro la parlamentarizzazione del sistema e a favore dell’intervento bellico. Come spiega Sandro Rogari nella relazione introduttiva Firenze laboratorio del Novecento. Fra politica e cultura, infatti, “[…] a Firenze troviamo un clima diffuso di rivolta e contestazione che ha due comuni bersagli: l’Italia giolittiana, con le sue mediazioni parlamentari, con la sua politica dei piccoli passi e del piede di casa, con l’indiscusso primato della politica interna su quella estera; e la cultura positivista che ha il suo tempio nell’Istituto di Piazza San Marco e i suoi corollari nell’evoluzionismo, nell’onnipotenza della scienza positiva e nella teoria del progresso graduale e selettivo” (p. 11). In questo contesto, analizzato approfonditamente da Francesco Perfetti nel suo intervento Firenze crogiuolo della «Grande Italia», non mancarono ovviamente episodi di vita politica di varia natura: è il caso dei Vagellanti, di cui parla Gabriele Paolini in L’avventura dei “vagellanti”. I Giovani Liberali fiorentini
tra Borelli e Campodonico, così chiamati da Gabriele D’Annunzio, utilizzando “una crasi fra la parola flagellanti […] e il nome della strada dove aveva sede il partito, via dei Vagellai” (p. 43). Non di minor interesse risulta, in L’intellettualità socialista di Maurizio Degl’Innocenti, il ruolo che Firenze assunse nel processo di diffusione delle idee socialiste provenienti dall’estero, essendo cosmopolita crocevia di agitatori ed esuli rivoluzionari di tutta Europa, nonché punto di partenza per l’estero di studiosi e intellettuali socialisti. La città divenne tuttavia epicentro di ideologie nazionaliste che, come si legge in «Il Regno» e le origini del movimento nazionalista di Paolo Nello, trovò un mezzo di trasmissione proprio nella nota testata fiorentina fondata da Corradini e vissuta dal 1903 al 1906 a Firenze. Non tardarono inoltre a diffondersi tendenze xenofobe che trovarono ampio spazio sulla carta stampata, secondo quanto documentato da Pier Luigi Ballini, in Austrofili, austrofobi; francofili, francofobi; germanofili, germanofobi nella stampa quotidiana fiorentina (1914- 1915). Ad ogni buon conto, il generale clima di apertura culturale facilitò il fiorire del dibattito letterario e intellettuale esplicato nelle numerose riviste: in questo senso risultano illuminanti gli approfondimenti di Marino Biondi (Raddrizzare i torti. Missione vociana), di Gino Tellini (Il futurismo a Firenze), di Simone Magherini (I poeti dell’autocoscienza: Rebora e «La Voce»), di Gino Ruozzi (Tensioni intellettuali e scritture aforistiche tra «La Voce» e «Lacerba»), di Giustina Manica («L’Unità» di Salvemini). Adele Dei incentra
invece la sua analisi sull’Istituto di Studi Superiori di Firenze, un contesto spesso lasciato in ombra nella rilettura critica di quegli anni: nel suo intervento Dalla parte dei pedanti. La sezione di Filosofia e Filologia dell’Istituto di Studi Superiori, ricorda invece che “i giovani collaboratori del «Leonardo» e poi della «Voce» o di «Lacerba», gli animatori delle polemiche o delle discussioni, erano del resto spessissimo allievi della sezione di Filosofia e di Filologia dell’Istituto, attirati a Firenze proprio dal suo prestigio accademico […]” (p. 194). In L’editoria d’avanguardia, Franco Contorbia propone “un attraversamento comme il faut dell’editoria fiorentina del primo Novecento” (p. 208) raccogliendo una bibliografia di saggi e studi relative alle realtà editoriali dell’epoca e registrando tuttavia l’assenza di una mappa attendibile delle numerose tipografie che in quel periodo furono particolarmente attive. Anna Nozzoli, in Firenze dannunziana, ripercorre invece le tappe del soggiorno fiorentino di Gabriele D’Annunzio, caratterizzato da una storia sui generis sia per l’intensissima produzione letteraria sia in quanto “non potrà essere in nessun modo assimilata a quella degli innumerevoli intellettuali, artisti, scrittori approdati nel primo quindicennio del secolo a Firenze e divenuti parte integrante di una società letteraria consolidata […]” (p. 216). Infine, Luca Menconi, in La Firenze borghese de il «Marzocco», si concentra su un’altra rivista fiorentina che fu “per molti versi emblematica rappresentanza della singolare commistione fra cultura e politica dell’epoca” (p. 232).
Firenze e la nascita del “Partito degli Intellettuali”
Alla vigilia della Grande Guerra