Michele feo: «Vi svelo che cosa leggeva la Madonna»
Maria con te, 29-03-2020, Marco Roncalli
Quello che leggeva la Madonna è esattamente ciò che desideravo appurare con la mia ricerca. Ho esaminato oltre quattrocento “Annunciazioni” e sono riuscito a interpretare oltre quaranta testi. Un lavoro da epigrafista, non da teologo. E le mie trascrizioni dicono che Maria leggeva soprattutto la profezia di Isaia, ma anche altri testi biblici, che annunciavano la sua storia; o meglio, quei testi del Vecchio Testamento che la tradizione patristica e teologica identifica come profezie o annunci del Nuovo Testamento…». A parlare è il professor Michele Feo, notissimo studioso, in particolare del Petrarca, alle spalle mezzo secolo da docente nelle Università di Pisa e di Firenze, autore di importanti pubblicazioni, che nel suo nuovo libro valorizza tutto il suo bagaglio filologico e paleografico, ma anche i suoi ricordi di bambino. E, così facendo, non solo ci svela con sicurezza Cosa leggeva la Madonna, o cosa c’era scritto nei libri che teneva aperti sul leggio o semichiusi fra le mani (com’è raffigurata in molte opere d’arte), ma ci offre quasi un romanzo per immagini: proprio come esplicitano titolo e sottotitolo del suo libro riccamente illustrato (Polistampa,
304 pagine, 20 euro). Assieme alle parole dell’annuncio del concepimento di Gesù, altri testi sui libri nelle mani della Vergine o accanto a lei, possono riguardare talvolta il “Magnificat”, i “Salmi” , o il cosiddetto “Ufficio della Beata Vergine Maria”, come documenta bene Feo. Certamente Maria non leggeva il Cantico dei Cantici, né rac- conti o trattati. Se poi nel corso del tempo, non pochi hanno sospettato che fosse probabilmente analfabeta (cosa che i Padri della Chiesa e gli autori medievali nemmeno volevano immaginare), non pochi, altresì, hanno fatto di Lei non solo la sede della sapienza, ma un contenitore sommo di tutto lo scibile. Un tema sul quale l’autore di questo libro dice che ognuno può pensarla come crede, anche se di una cosa è certo: Maria che legge appare tardi, tre-quattro secoli dopo la sua morte, e questo induce a supporre che l’apparizione del libro in mano alla Vergine già nel IX secolo non volesse dire che Maria leggeva, ma che mostrava la prova della sua missione e del suo destino. A ogni buon conto già dopo Giotto le immagini della Madonna che legge non si contano più. Feo in questo libro si ferma alla bellezza di
quattrocento casi, con Maria ritratta non più in una modesta dimora, ma in residenze splendide, dama rinascimentale sino a quando la spiritualità, alla fine del Cinquecento, la ritrasforma in una giovane popolana. Non c’è qui lo spazio per indicare gli artisti della Madonna con il libro e i loro capolavori finiti sotto la lente dell’autore, in larga parte “Annunciazioni”. Solo qualche esempio. Al primo posto Feo mette quella di Antonello a Palazzo Abatellis a Palermo («È la più bella di tutte le Annunciate che furono che sono e che saranno, e a mio gusto è l’opera più grande di tutta la pittura europea»). Ma troviamo nel suo volume l’Annunciazione di Grünewald sull’altare di Isenheim, a Colmar, con il passo di Isaia che si legge intero, e La Madonna del libro del Botticelli al Museo Poldi Pezzoli. Una Madonna del Pintoricchio che insegna a leggere al Divino Infante al Museum of Art di Philadelphia. Il Tondo Pitti di Michelangelo con la Vergine in trono, e appoggiato alle sue gambe, il Bambino Gesù, lo sguardo incurante verso un libro aperto. Quel libro racconta cosa accadrà: il Bambino pare non saper nulla, la Madre già conosce tutto. 
Cosa leggeva la Madonna?
Quasi un romanzo per immagini