Colli rugosi e case sospese
Cultura Commestibile, 28-09-2019, Antonio Natali
Di recente, scrivendo d’un artista toscano che ai giorni nostri lavora con la ceramica – materia per solito portata a ingentilire – m’è parso opportuno ragionare invece dell’austerità formale come d’un carattere che, senza magari troppo generalizzare, reputo peculiare di chi appunto in Toscana sia nato, cresciuto e si sia poi anche educato all’arte. In quella circostanza disegnando per sommi capi un percorso dall’antichità ai tempi attuali – dagli etruschi, cioè, al Novecento – cercavo di confortare la mia congettura additando i caratteri severi e talora perfino scabri che hanno segnato ogni
stagione della cultura figurativa nelle nostre terre. È una strada che non batterò di nuovo; ma l’assunto d’allora vale ancor più ora per Adriano Bimbi, artefice mio conterraneo. Notizia – quest’ultima – che non do a caso, né per scendere in tratti autobiografici, che sarebbero del tutto irrilevanti. Non conta l’accidente d’essere entrambi nati negli stessi posti; contano bensì la natura e la qualità di quei posti; che sono nell’alta Maremma, quella che si suole definire Maremma livornese. E anche l’accostamento di questi due termini geografici è indicativo di una cultura, di un’ideologia,
di un vocabolario con caratteristiche generalmente reputate di pasta grezza. In effetti sono luoghi dove davvero l’approccio agli altri e il gergo stesso hanno sembianze ruvide, ma i sentimenti sono viceversa insospettabilmente delicati. Come se la gente di lì si peritasse a manifestare la grazia del suo sentire (a maggior ragione gli uomini; cui da noi risultano sconvenienti le attitudini garbate). Affetti e sensi che sono allora austeri e amabili insieme. Sobrietà e gentilezza sono giustappunto le qualità che informano i piccoli paesaggi di bronzo che Adriano espone a San Pietro in Bossolo.
Colli rugosi e case sospese
Le impervie vedute di Adriano Bimbi