Pietro Bastogi e l’Ottocento italiano, fiorentino e livornese
Le Carte e la Storia, 01-01-2019, Daniela Manetti
Solo la prima parte del volume è in realtà dedicata a Pietro Bastogi (La vita e le opere di Pietro Bastogi nell’Italia pre e post-unitaria, tra Livorno, Firenze e Torino). Le altre due trattano due temi diversi e molto più ampi: Capitali, capitalista, capitalismo e anticapitalismo nella storia e nella teoria economica e Lineamenti di storia economica italiana dal XVIII al XIX sec. e dei rapporti fra Firenze e Livorno dal XV al XIC sec.
“Patriota, letterato, finanziere, industriale, ministro”, così fu definito Bastogi nella commemorazione che si tenne al Senato il giorno dopo la sua scomparsa (Firenze il 21 febbraio 1899). Era nato a Livorno nel 1808, aveva attraversato praticamente tutto l’Ottocento, dall’età napoleonica alla crisi di fine secolo, e la sua attività, che travalicava i confini delle due città toscane, lo aveva visto impegnato nel Granducato lorenese, nel Risorgimento, nella prima fase dell'unità
nazionale, nella difficile costruzione dello Stato postunitario. In questo lungo periodo si compì anche il suo passaggio dalle idee democratiche – fu “cassiere” della Giovani Italia di Mazzini, di cui diffuse i programmi a Livorno e Pisa – a posizioni moderate che lo portarono ad essere il primo dei ministri delle Finanze del Regno d’Italia nel breve periodo del governo Cavour e poi col suo successore, il toscano, Bettino Ricasoli.Una figura dunque di primissimo piano nelle vicende nazionali non soltanto politiche, ma anche economiche e finanziarie, dagli investimenti commerciali e marittimi della ditta paterna al settore assai più delicato e complesso degli investimenti creditizi e finanziari in campo sia privato che pubblico. Per non parlare delle misure di risanamento finanziario e di riordinamento tributario – dall’unificazione dei debiti degli Stati preunitari alla creazione del Gran Libro del Debito Pubblico, all’“imprestito
di 500 milioni” – intraprese da ministro Bastogi; e dalla convinzione di attuare un programma di sviluppo delle opere pubbliche e delle infrastrutture civili per incrementare i traffici e le attività economiche. Queste lo videro direttamente impegnato nella nascita della “Società italiana per le strade ferrate meridionali”, una delle prime grandi imprese italiane, quando, caduto il governo Ricasoli nel marzo 1862, tornò agli affari con operazioni talvolta spregiudicate e poco trasparenti. Bastogi appare dunque un moderno capitalista. Ma come va inteso il suo capitalismo? Il libro ripercorre il dibattito sul capitalismo, confrontando le diverse teorie, le interpretazioni avanzate da Gramsci e Rosario Romeo sullo sviluppo economico italiano, nonché le realtà di Firenze e Livorno dal XVIII secolo alla fine dell’Ottocento, con la città labronica simbolo del confronto ottocentesco capitalismo-anticapitalismo.
Pietro Bastogi e l’Ottocento italiano, fiorentino e livornese