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Pugno di ferro in guanto di velluto
La censura e l’«Antologia» di Vieusseux

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La censura toscana della prima metà dell’Ottocento è stata oggetto nel corso del tempo di numerosi studi, spesso incentrati sull’attività dell’Ufficio Censura di Firenze, incaricato di concedere le autorizzazioni per la stampa e di controllare la circolazione di libri e periodici provenienti dall’estero.
I documenti raccolti nel volume si concentrano sull’«Antologia» di Gian Pietro Vieusseux, che negli anni della sua pubblicazione (1821-1832) fu spesso sottoposta alle misure repressive delle autorità granducali: quest’ultime, dopo crescenti rifiuti di testi sottoposti all’autorizzazione preventiva, posero fine alla testata. Le lettere, i rapporti, le annotazioni, gli articoli tagliati e respinti, dimostrano quanto invasivo fosse il controllo da parte dei censori e come venissero fortemente ridimensionati gli obiettivi e gli aspetti innovatori del periodico. Dominano queste pagine le figure del principe Neri Corsini, titolare della Segreteria di Stato e giudice di ultima istanza per ogni dubbio sugli articoli, di Aurelio Puccini, presidente del Buon Governo, ovvero del dicastero di polizia, ma soprattutto del padre scolopio Mauro Bernardini, il primo e abituale revisore di ogni cosa uscisse dai torchi delle tipografie fiorentine negli anni della Restaurazione.